Belle Epoque

Lo stile Belle Epoque (1880-1915) venne dalla Francia, dove i creatori più illustri come Cartier e Boucheron cercarono la loro isipirazione nel XVIII sec e ripresero i disegni del periodo rococo’ e classico; ghirlande di foglie e fiori, fiocchi e farfalle erano i soggetti di gioielli chiari, scintillanti e impalpabili, fragili e leggeri.

Nuovi disegni non mancarono di fare la loro comparsa, ma più che rompere la tradizione essi, ancora una volta, rielaborarono vecchi temi. La gioielleria edoardiana in Inghilterra e quella contemporanea del resto dell’ Europa, che non abbracciarono completamente le rivoluzionarie innovazioni dell’ art nouveau, furono caratterizzate da una leggerezza e delicatezza che avevano radici nella gioielleria e nell’ oreficeria del Settecento.
Lo stile Luigi XVI, con i suoi fluidi cartigli rococò e le sue decorazioni a rocaille, offrirono inesauribile sorgente d’ ispirazione a quei gioiellieri che non osavano gli estremi dell’ art nouveau, ma ne ammiravano la fluidità delle linee. Ghirlande e fiocchi, motivi di nastri intrecciati, cuori e cuori appaiati furono resuscitati e divennero il leitmotiv della gioielleria dei primi anni del Novecento.
Il maestro dello stile fu Louis Cartier, che incoraggiò i suoi disegnatori a consultare libri di motivi decorativi del Settecento e a vagare per le strade di Parigi facendo schizzi di dettagli architettonici settecenteschi. Ghirlande, corone di foglie d’ alloro, fiocchi, nappe e pizzi furono i suoi motivi decorativi preferiti. La sua reale e aristocratica, ma soprattutto ricca, clientela dei due versanti dell’ Atlantico indossò con entusiasmo le sue delicate, articolate e leggere creazioni: colliers de chien, devant de corsages, pendenti e tiare.

 
 

 

La leggerezza e la delicatezza degli ornamenti degli inizi del Novecento non avrebbero potuto essere possibili senza l’ introduzione del platino nel campo della gioielleria. Il platino era stato occasionalmente impiegato nel corso dell’ Ottocento, ma solo a partire dagli inizi del Novecento fu utilizzato regolarmente. La relativamente scarsa durezza dell’ argento aveva richiesto l’ impiego di grandi quantitativi di metallo per realizzare montature che dovevano comunque essere rinforzate con oro nella parte inferiore, in modo da conferire loro maggiore resistenza e impedire che l’ argento, ossidandosi, macchiasse pelle e abiti.
Inevitabilmente ne erano risultati oggetti pesanti, ingombranti, poco confortevoli da indossare se di grandi dimensioni e destinati prima o poi a ossidarsi. La durezza e la resistenza agli sforzi del platino permise ai gioiellieri di ridurre al minimo il quantitativo di metallo necessario a realizzare una montatura, e la sua inossidabilità garantì che tali oggetti mantenessero la loro bianchezza nel tempo.
La rigidezza del platino consentì inoltre ai gioiellieri di lavorarlo a traforo, mediante l’ impiego di speciali seghe, in delicati motivi decorativi d’ ispirazione geometrica o simili a pizzi. Placche circolari in platino così traforate divennero gli sfondi per spille e pendenti decorati con ghirlande e motivi floreali in diamanti. Lo stile ghirlanda influenzò la produzione di quasi tutti i maggiori gioiellieri agli inizi del secolo.

 

 

 

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